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Cerimonia dedicata alla foresta in ricordo del Cardinale Martini

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Domenica 16 giugno 2013 è stata inaugurata, con una toccante cerimonia, la foresta piantata in memoria del defunto Cardinale Carlo Maria Martini. La foresta si trova a poche centinaia di metri dalla cittadina di Givat Avni nelle vicinanze del lago di Tiberiade, e gode di una veduta mozzafiato sulla sottostante vallata di Iavniel da un lato e sui Corni di Hittin dalla parte opposta, luogo dove si svolse la battaglia decisiva fra le forze del Saladino e i Crociati nel 1187.

Alla cerimonia hanno partecipato oltre un centinaio di persone comprese numerose personalità politiche e religiose fra le quali sono doveroso ricordare:
S.E. Francesco Maria Talò, Ambasciatore d’Italia in Israele, S.E. il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Mons. Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo di Milano, Rav Elia Richetti, membro del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia, Rav Eugene Korn, Direttore del Centro per la comprensione fra ebrei e cristiani in Israele, Rav Angel Kreiman Brill, in rappresentanza del Rabbino Capo d’Israele Yona Metzger, Sig.ra Maris Martini-Facchini, sorella del Cardinale Martini, Raffaele Sassun, Presidente del KKL Italia Onlus, Dott. Silvio Tedeschi Samaia, Presidente KKL Milano, Rafael Ovadia, Shaliach da Israele per l’Italia, Nathan Ben Horin, ex rappresentante di Israele presso la Santa Sede.

Durante la cerimonia condotta da Rafel Ovadia in qualità di Rappresentante del KKL Italia Onlus, organo che si è adoperato per la raccolta delle donazioni in favore della creazione della Foresta dedicata a Cardinal Martini, tutti gli oratori sono stati concordi nel ricordare la figura del Cardinale come personalità di spicco per tutto ciò che riguarda il dialogo ecumenico fra ebraismo e cristianesimo, così come unanimamente è stato riconosciuto il ruolo ed il merito di Rav Laras, promotore ed animatore del progetto.

Altra tematica costante di tutti gli interventi è stata l’importanza del rapporto fra la natura, rappresentata dagli alberi, e l’uomo.

La cerimonia è stata aperta da Raffaele Sassun, che ha ricordato come Martini capì come sia necessario conoscere la storia degli altri per conoscere la propria, soffermandosi sulla sua prima visita nel 1962 e di come nel 1994 piantarono insieme degli alberi nella località di Givat Shalom, la collina della pace, un nome suggestivo e significativo.

Vittorio Rabiati Bendaud ha portato un messaggio a nome di Rav Laras, impossibilitato a partecipare per motivi di salute. Martini era un uomo schivo, ha detto, e probabilmente si sarebbe sentito in imbarazzo di fronte ad una cerimonia del genere, il Cardinale era un grande intelettuale e soprattutto un uomo di D-o. Un uomo amante d’Israele e della Bibbia, un grande amico e un uomo leale.

A seguire Rav Korn ha recitato la benedizione Shecheianu, ricordando di come solo in occasioni particolari possa essere pronunciata.

L’Ambasciatore Talò si è soffermato su come il piantare un albero sia un atto di fiducia verso l’avvenire, e di come durante il suo incontro con la Comunità di Milano poco tempo prima della sua partenza per Israele ricevette un certificato dal KKl che attestava la piantagione di 18 alberi in suo onore, “Il numero 18 significa vita, un valore che tutti noi amiamo, nonostante non abbia conosciuto personalmente il Cardinale, sono convinto che questo sia l’omaggio più bello che potesse avere”.

Rav Richetti si è soffermato fra il legame fra ebraismo e gli alberi, e di come la piantagione della foresta possa essere un esempio di convivenza fra tutti i popoli. Andy Michaelson, rappresentante del KKL Israele, ha sottolineato il fatto di avere in comune con Martini un grande amore per la città di Gerusalemme.

Rav Kreiman Brill, latore del messaggio del Rabbino capo Aschenazita d’Israele, Rav Metzger, ha citato il salmo n. 1: “Beato colui che non segue il consiglio degli empi…sarà come un albero piantato lungo corsi d’acqua che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai, riusciranno tutte le sue opere”.

Il Cardinale Coccopalmerio ha ricordato di come l’amore di Martini verso Israele fosse basato su solide basi teologiche, “Le promesse fatte a Israele sono per sempre e la chiesa non può fare a meno d’Israele”.

E’ stato letto anche un messaggio di Papa Francesco con il quale il Pontefice si augura che una cerimonia del genere possa “contribuire ad accrescere ulteriormente il legame di amicizia in nome della fratellanza”.

Mons. Borgonovo ha ricordato la vicinanza della foresta con la città di Tiberiade dove si trova la tomba di Maimonide, e portando la sua personale preghiera affinchè gesti come questo possano contribuire a creare un mondo di giustizia ha citato il Rambam: “I giusti da morti sono chiamati viventi, ed i malvagi da vivi sono chiamati morti”.

Borgonovo, a nome della Veneranda Fabbrica del Duomo, si è impegnato a coprire la somma mancante necessaria per coprire il totale del costo della foresta equivalente a 50.000 euro. Il numero di alberi previsto per la foresta è di 5.000.

La sig.ra Martini ci ha reso partecipe di due ricordi personali, il primo legato alla prima visita del cardinale nel 1959 dove ebbe una vera e propria folgorazione, proprio durante quella visita rischiò di morire dopo essere caduto nei pozzi di El Gib, località archeologica risalente al preriodo di Re Salomone. Salvatosi miracolosamente ruppe in tale occasione l’unica macchina fotografica di famiglia ed ebbe non pochi timori nel raccontarlo in famiglia.

Il secondo ricordo è legato ad una visita insieme alla sorella alla tomba del Rambam, e del rispetto dimostrato da Martini verso un luogo così caro agli ebrei. Il nipote, Giovanni Martini, si è fatto portavoce dei sentimenti del Cardinale, che in un momento del genere si sarebbe soffermato sul fatto che alberi così giovani si sarebbero trasformati col tempo, “sono necessari calma, pazienza e la capacità di sapere ascoltare senza timore la loro crescita”.

Al termine dei discorsi Bendaud ha voluto sottolineare come nella tomba di Martini, nel Duomo di Milano, giaccino due sacchetti contenenti la terra di Gerusalemme, città da lui così amata.

La cerimonia si è conclusa con la piantagione di alcuni alberi e l’apposizione di una lapide commemorativa.

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