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Yom A Shoa: giornata della memoria nella foresta dei martiri


Il KKL-JNF e il B’nai B’rith hanno piantato 6 milioni di alberi nella foresta dei martiri, in memoria dei compagni ebrei morti nell’Olocausto. La cerimonia annuale ha avuto luogo nel cuore della foresta, adiacenti al Memoriale dei rotoli di fuoco dove viene raccontata la storia dell’esilio degli ebrei, l’Olocausto e la rinascita.

“Siamo qui per mantenere la nostra promessa di ricordare e non dimenticare mai – ha detto il presidente del KKL, Efi Stenzler – continueremo a piantare, costruire e preservare la terra d’origine del popolo ebraico. Questa è la nostra risposta incontrovertibile agli oppressori nazisti e tutti coloro che tentano di emulare quello che hanno perpetrato”.

Il tema centrale dell’evento di quest’anno, è stato la vita di Otto Komoly, direttore della federazione sionista in Ungheria, che aiutò a emigrare 15,000 ebrei ungheresi nella terra di Israele e trovò 52 istituti per l’assistenza all’infanzia con cui salvò la vita di, all’incirca, 5000 bambini.

Alla cerimonia, la pronipote di Komoly, Orna Barnea, ha letto un testo scritto da sua madre, Leah Fürst, che sopravvisse all’Olocausto e andò a vivere in Israele. Ha detto ai presenti che Komoly aveva avuto la possibilità di fuggire dall’Ungheria, ma si era rifiutato di farlo, affermando: “Non posso mettere piede nella terra di Israele a testa alta, se abbandonerò il mio impiego adesso”.

Poco prima della liberazione di Budapest nel Gennaio del 1945, Komoly fu rapito e assassinato dai collaboratori nazisti.

Il B’nai B’rith “Jewish Rescuers’ Citation” si è detto onorato per tutti quegli ebrei che: “hanno dimostrato devozione, coraggio ed eroismo nel salvare le vite ad altri ebrei durante l’Olocausto.”

Tra i presenti, c’era anche Roni Ohana, l’ufficiale responsabile della base di formazione della polizia di frontiera, accompagnata dai suoi soldati, per testimoniare come oggi siamo capaci di far fronte alle nostre emergenze.

Daniel Herschkowitz, Ministro della scienza e della tecnologia, ha dichiarato: “Il popolo d’Israele non è andato come delle pecore al macello. Chi come noi è cresciuto in uno stato ebraico indipendente non può nemmeno immaginare l’eroismo di queste persone. Contro tutte le probabilità di Israele, lo Stato che si levò dalle sue ceneri è diventato una stupenda creazione.”

Tante le persone che hanno partecipato anche per leggere semplicemente un brano, un testo: David Ashkenazi, della “Divisione Istruzione giovanile” del KKL, ha letto la preghiera memoriale Yizkor; Rabbi Shmuel Ehrlich, della Guardia di frontiera, ha recitato El Maleh Rahamim; Micha Nathan, presidente della B’nai B’rith in Israele, ha recitato il Kaddish.

Prima e dopo la cerimonia, gli studenti e i soldati hanno ascoltato la testimonianza dei sopravvissuti all’Olocausto e dei soccorritori dei loro compagni ebrei. Meir Friedmann, 87 anni, ha descritto la distruzione dell’ebraismo ungherese ai suoi giovani ascoltatori.

Esther Dvora Reiss Mosel, 75 anni, è stata mandata a Bergen-Belsen con il resto della sua famiglia e ha raccontato come le persone del campo avevano cercato di aiutarsi l’un l’altra per sopravvivere: “è molto difficile ricordare sei milioni di persone, ma è molto più facile ricordare una sola persona”.

Eliezer Lev Sion, membro della resistenza in Francia, si è rivolto invece ai giovani, dichiarando senza indugio: “Non eravamo eroi! Eravamo giovani ebrei che cercavano di combattere contro i nazisti e aiutare i loro fratelli a fuggire. Anche oggi, non dobbiamo mai dimenticare che il valore di un essere umano si misura da ciò che lui o lei fa per il bene degli altri “.

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