Conferenza del Segretario dei DS On. Piero Fassino
Capire in quale direzione vadano i rapporti tra Italia e Israele, le relazioni con l’Europa, la politica interna e la difficile coesistenza nell’attuale maggioranza di schieramenti palesemente in contraddizione su temi fondamentali, con esponenti chiaramente ostili ad Israele, al pari degli accademici britannici impegnati a boicottare Israele, e a disinteressarsi per altre lotte di giustizia sociale nel mondo. Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente, e attaccarlo mostra una ipocrita mancanza di coraggio spronata da sentimenti antisemiti. L’Italia si propone come intermediario di pace, ma perché chiude gli occhi dinanzi al contrabbando dei razzi assassini? Il valore della democrazia è il rispetto della cultura e della verità. Una ambizione, un desiderio espresso in apertura da Raffaele Sassun presidente del KKL, che ha spinto centinaia di persone a partecipare alla serata-Incontro con gli amici d’Israele, dal titolo Sviluppi nel Medio Oriente, situazione dei rapporti Israele-Europa, tenutasi a Roma presso l’Hotel Parco dei Principi.
Un confronto serrato moderato dal direttore del Gr Rai Antonio Caprarica, che prima delle lunghe esperienze trascorse tra Londra e Parigi, aveva trascorso quattro anni in Medio Oriente tra Il Cairo, Gerusalemme e Baghdad, cui ha preso parte anche il Ministro Consigliere dell’Ambasciata d’Israele in Italia Elazar Cohen. Condivido e sostengo il progetto sulle strade sicure intrapreso e finanziato dal KKL in favore della popolazione di Sderot al confine con Gaza teso a permettere alla popolazione di potersi muovere con maggiore tranquillità – attacca Fassino - ma il dibattito apertosi in questi giorni verte sulla esistenza d’Israele, messa ancora una volta in pericolo come hanno evidenziato più commentatori, fra i quali anche Furio Colombo e Mario Pirani Un quesito fondamentale, perché dopo quasi 60 anni dalla fondazione dello Stato, per un verso le ragioni che portarono alla sua fondazione rischiano di perdersi e offuscarsi nell’oblio della memoria, poi il cambiamento radicale dello scenario internazionale e il collasso dell’equilibrio bipolare, hanno mutato le vicende dello scacchiere mediorientale.
E poi, infine, le istanze e pulsioni del mondo islamico fanatico integralista trovano unione nella contestazione al diritto di esistere di Israele. C’è stanchezza morale e civile nella società israeliana,che vive da 60 anni in tensione, e riaffermare quotidianamente le ragioni della propria esistenza fiacca chiunque. Israele è un punto fondamentale per ogni coscienza democratica, e il suo essere messo in discussione deve spingerci a capire che la questione e la battaglia sulla sua esistenza va persino al di là d’Israele stesso. Battere ogni forma d’integralismo è imprescindibile e affermare libertà, democrazia e tolleranza è obiettivo primario e strategico per la sicurezza del pianeta. Le difficoltà sono evidenti: per gli Stati Uniti incapaci di persuadere e incidere sugli equilibri mediorientali come in altri tempi, l’Europa non ha chiara strategia immediata capace di giocare ruolo attivo, c’è un mondo arabo percorso da integralismi in lotta con riformismi. E poi la crisi politica israeliana che permette di non uscire dall’empasse attuale.Resto convinto –prosegue Fassino - che la complessità della questione è nel considerarla come rapporto tra due ragioni, tanto che dopo 60 anni la sola fase in cui la pace è apparsa a portata di mano, tra il 1993 al 2000, è stata allorché si fece largo la consapevolezza di un reciproco riconoscimento tra israeliani e palestinesi. Oggi Hamas non permette nuovi progressi, negando il diritto dell’altro all’esistenza generando terrore e instabilità. Non c’è altra strada al riconoscimento negoziale di due diritti. Mi sembra un’idea non del tutto impraticabile se è vero che, negli ultimi anni, si è fatta strada anche in una parte del mondo arabo.. Fassino ha anche sostenuto che gli eventi tragici dei giorni scorsi non devono indurre a pensare che tutto sia perduto ma, al contrario, devono spingere a lavorare di più per trovare il percorso del negoziato, che, certamente, deve avere come protagonista principali Israele e Palestina ma nel quale deve farsi più forte l’impegno della comunità internazionale, senza il cui sostegno l’accordo si allontanerebbe. La costruzione di un buon rapporto tra il Vecchio Continente e Israele non può prescindere dall’affrontare il tema della Shoah e della diffidenza che gli ebrei hanno nei confronti dell’Europa.
Israele nell’UE? Se ne parla, è tema culturale e politico assieme, ma attenzione – conclude Fassino – l’adesione potrebbe essere ancora vista come arma a doppio taglio, un ancoraggio istituzionale fattore di garanzia per l’esistenza del paese ebraico, ma il rischio è evidente, e darebbe forza ai negazionisti che ritengono Israele una invenzione dell’Europa, che vive il senso di colpa della Shoà e addirittura impone al Medio Oriente un paese estraneo di fatto, accogliendolo persino nell’Unione.
Nel precipitare della tragedia palestinese a Gaza, forse c’è il germe di una soluzione – sottolinea Caprarica - Dopo il vertice di Sharm El Sheik, la formula di due popoli e tre stati certo non regge, ma la buona volontà con il rilascio dei detenuti non macchiatisi di fatti sanguinari, e le agevolazioni di Olmert, da un punto di vista fiscale nei confronti dei palestinesi si spera porti a breve concreti risultati. Ma, una volta esclusa la opzione militare, negoziare con Hamas è possibile come ha dichiarato Dan Yaatom in un’intervista a canale 10,? Con chi si negozia se non con i nemici? -Si chiede il direttore Gr Rai. Dalle parole di Fassino, politico onesto, emerge equilibrio e sensibilità sia nei confronti del popolo ebraico sia per i palestinesi– replica il Ministro Cohen – Dobbiamo coltivare le nostre radici nella regione mediorientale, che sono profondamente legate a quel territorio. Quando un anno fa Olmert incontrò D’Alema, disse che Israele è pronto a parlare con chiunque riconosca il paese ebraico. Ma sarà sempre Hamas a non voler parlare con noi israeliani. La ricerca è della democrazia, e sinora ve n’è una sola…La soluzione oggi non è scambiare i territori, ma capire che il conflitto attuale non è territoriale ma concettuale. La ricerca di un accordo tra Israele e Palestra deve tenere conto dei diritti e delle ragioni di entrambi i popoli. Non vedo altra strada — chiude il segretario dei Ds — se non quella di costruire un percorso negoziale che tenga conto delle ragioni di entrambi gli schieramenti. Il mutuo riconoscimento implicito, per superare l’empasse, desta però qualche perplessità nella platea. Nel mondo arabo musulmano la parola sionismo è peggio di un anatema, ricordando come questa parola sia stata raccontata come cattiva anche in Occidente e nella sinistra dell'Occidente come variante dell'imperialismo e del colonialismo, mentre Fassino l’ha paragonata al Risorgimento italiano. Ma perché la sinistra per decenni si è innamorata di leader nazionalisti arabi senza chieder loro cosa pensassero della democrazia, della laicità dello stato non affidata all'esercito, della promozione dei propri cittadini? Europa, Italia, Destra e Sinistra e i rapporti con Israele, quali parallelismi con il movimento sionista, una dialettica che ha visto una cesura netta nel ’67, e una nuova rottura nel ’73, con il Pci, (europeo), di allora, e una ripresa lenta e incerta solo nell’82. In Francia e Inghilterra, certo, la grande presenza di comunità islamiche ha di fatto un peso forte nelle decisioni governative. Molti gli altri interrogativi: l’Italia è pronta a sacrifici anche economici nei confronti dell’Iran dinanzi alla minaccia nucleare? E che strategia attuerà il nascente Partito Democratico in politica estera? Un partito che ha chiaro in nuce i fondamentali diritti di riconoscimento della dignità umana, e si batterà sempre perché Israele sia garantito a vivere sicuro– replica Fassino. In chiusura il percorso della sinistra per Fassino è oggi molto più favorevole ad Israele rispetto al manicheismo e pregiudizio di 10-15 anni fa. D’Alema? Lo conosco da 30 anni ed il suo difetto è apparire peggio di quello che è: tuttavia, è un uomo razionale e la sua veduta è in linea con le posizioni internazionali. Certo alcune sue manifestazioni a mio avviso sono state sbagliate, e glielo anche detto. Un esercizio di distensione difficile ma che ha dimostrato onestà intellettuale, politica e buona volontà.
(Daniel Della Seta)

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